Noduli benigni al seno

 

 

Esistono innumerevoli tipologie di lesioni benigne del seno. Alcune di esse non incidono minimamente sul rischio di tumore, altre lo aumentano lievemente, altre ancora tendono nel tempo a diventare maligne.

Al primo gruppo appartengono, per esempio, le lesioni fibrocistiche, le cisti, i fibroadenomi; aumentano lievemente il rischio di ammalarsi, invece, lesioni classificate come iperplasie moderate, mentre le probabilità di ammalarsi crescono fino a 4-5 volte se si riceve una diagnosi di iperplasia atipica.anni vicina al 100%, mentre questa percentuale cala proporzionalmente all’aumentare lo stadio.

Ciascuna di esse richiede un comportamento diverso che va concordato con il proprio medico: il più delle volte è sufficiente sottoporsi ai regolari controlli annuali, nel caso di lesioni a più alto rischio è possibile invece intraprendere una terapia farmacologica che consente di ridurre le probabilità che la malattia si sviluppi.

A volte, però, anche le lesioni completamente benigne possono richiedere un intervento chirurgico.

I fibroadenomi (i più frequenti tumori benigni della mammella), per esempio, sebbene non si evolvano verso il tumore, in alcune donne possono presentarsi in forme multiple o recidivanti, in alcuni casi crescere notevolmente e a velocità sostenuta.

 

In questi casi può rendersi necessaria l’asportazione chirurgica con un intervento definito nodulectomia.

 

Fonte Fondazione Veronesi

 

 

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Fibroadenoma

Il fibroadenoma è la forma di tumore benigno al seno più diffusa ed è più frequente nelle donne al di sotto dei trent’anni. La presenza del fibroadenoma non aumenta il rischio di sviluppare un carcinoma mammario. Raramente, carcinomi intraduttali o invasivi possono svilupparsi all’interno di un fibroadenoma, ma questo può avvenire, non per particolari condizioni predisponenti date dalla presenza del fibroadenoma, ma per gli stessi motivi per cui si può sviluppare in altre aree della mammella. Studi scientifici hanno anche individuato un'associazione tra fibroadenomi multipli e sindromi tumorali rare come la sindrome di Maffucci, la sindrome di Cowden e la sindrome di Carney.

 

Che cos'è il fibroadenoma?

 

Il fibroadenoma è un tumore benigno che si forma più frequentemente negli anni in cui la donna è fertile. La sua massa è formata da ghiandola mammaria e dal tessuto che la circonda.

Le sue dimensioni possono aumentare nel corso del tempo, soprattutto durante la gravidanza, mentre capita spesso che i fibroadenomi rimangano stabili dimensionalmente dopo la menopausa.

Generalmente i fibroadenomi sono costituiti singoli, solo circa il 10-20% è bilaterale. Fibroadenomi con un volume superiore ai 5 centimetri sono chiamati fibroadenomi giganti.

 

Quali sono le cause del fibroadenoma?

 

Le cause dell’insorgenza di questo tumore benigno sono sconosciute. L’ipotesi è che nella sua formazione giochino un ruolo gli ormoni sessuali.

 

Quali sono i sintomi del fibroadenoma?

 

I fibroadenomi si presentano come noduli isolati, duri al tatto che si muovono facilmente sotto alla pelle, solitamente indolori e dai margini ben definiti.

 

Come prevenire il fibroadenoma?

 

Non esistono comportamenti particolari per prevenire la formazione di un fibroadenoma. La diagnosi precoce può però essere favorita da controlli regolari e dall’autopalpazione del seno.

L’utilizzo della terapia anticoncezionale in presenza di fibroadenomi è ancora controbattuto. Non ci sono chiare evidenze scientifiche che controindichino l’utilizzo della pillola anticoncezionale se presenti fibroadenomi mammari. Alcuni studi evidenziano una riduzione dimensionale dei fibradenomi in pazienti che assumono contraccettivi orali.

Le donne che si avvicinano alla menopausa devono essere informate circa la possibilità che i cambiamenti ormonali favoriscano una parziale regressione spontanea, ma è altrettanto importante che le donne in menopausa tengano sotto controllo la comparsa di nuovi noduli attraverso l'autopalpazione e con lo screening mammografico, informandone tempestivamente il medico per il rischio che possa essere un nodulo tumorale.

 

Diagnosi

 

La diagnosi di fibroadenoma prevede:

una vista senologica e solitamente anche una ecografia al seno che consente di distinguere il fibroadenoma da una cisti a contenuto liquido denso, cosa non sempre facile se il nodulo è di piccole dimensioni.

mammografia e agobiopsia mammaria nei casi in cui le caratteristiche ecografiche siano sospette per carcinoma mammario.

 

Trattamenti

 

In caso di fibroadenoma, se l’ecografia o la eventuale biopsia hanno accertato la natura non maligna del nodulo e se lo stesso non aumenta velocemente di dimensioni, il trattamento può essere di tipo conservativo, verificando l’evoluzione del nodulo nel tempo mediante controlli clinici ed ecografici senza nessun particolare pericolo.

Tuttavia, nel caso in cui la presenza del fibroadenoma fosse associata a dolori o altri sintomi, se le sue dimensioni dovessero aumentare sopra i 3 centimetri o qualora fossero presenti un'anomala vascolarizzazione o bordi irregolari, il medico potrebbe consigliarne l’asportazione chirurgica.

La rimozione del fibroadenoma non comporta l’asportazione del tessuto mammario circostante perché solitamente è ben capsulato, non infiltra il tessuto circostante, ma tende a comprimerlo, per cui l'intervento non lascia tracce rilevanti nella forma del seno, anche in caso di noduli di grosse dimensioni, in quanto la ghiandola si riespande spontaneamente, una volta asportato il nodulo.

 

Fonte Humanitas

 

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Cisti mammarie

Le cisti mammarie sono le formazioni benigne del seno più frequenti nella donna. Circa un terzo delle donne di età compresa tra 30 e 50 anni ne sono affette, con una incidenza maggiore intorno ai 40 anni, mentre diminuiscono dopo la menopausa.

Possono a volte, in base alle dimensioni, essere rilevabili al tatto, tramite l'autopalpazione: si presentano come un chicco d'uva o piccole sfere morbide, generalmente con margini ben definiti. Solitamente le cisti hanno una natura benigna e solo in piccolissima percentuale sono legate a un tumore. L'origine delle cisti non è ancora del tutto chiara. Si sviluppano negli acini ghiandolari e nei dotti, per ostruzione degli stessi, dovuta a crescita dell’epitelio che li riveste. Fattori ormonali e anomalie nella crescita dei tessuti sono concause nella formazione delle cisti. Anche se la natura delle cisti è generalmente benigna, è bene riferire al medico il cambiamento di dimensione di cisti già individuate in precedenza oppure di nuovi noduli sorti dopo il periodo mestruale.

 

Che cosa sono le cisti mammarie?

 

Le cisti alla mammella sono piccole sacche o cavità piene di liquido (ma ne possono essere anche prive) che possono formarsi generalmente prima della menopausa. Hanno bordi esterni ben definiti al tatto e sono nella maggioranza dei casi di natura benigna, ma devono essere monitorate e controllate, facendo sempre riferimento a un senologo. La loro comparsa avviene solitamente dopo i 30 anni, hanno un picco dopo i 40 anni e la probabilità della loro formazione diminuisce bruscamente dopo la menopausa. Hanno dimensioni differenti e, quando sono di volume eccessivo, è bene valutare la possibilità di esaminarne il contenuto, mediante un prelievo (agocentesi) sotto guida ecografica.

 

Quali sono le cause delle cisti mammarie?

 

L'origine delle cisti mammarie non è del tutto chiara, ma è nota l'azione degli ormoni estrogeni. Le cisti si formano in corrispondenza dei piccoli tubicini (dotti) che trasportano il latte prodotto dalle ghiandole mammarie. ll seno è formato da una componente ghiandolare (lobuli e dotti) e tessuto di sostegno costituito da tessuto connettivo fibroso e tessuto adiposo. Le cisti possono formarsi per anomalie nella crescita della componente ghiandolare mammaria e del tessuto fibroso che le circonda, che ostruendo la parte terminale dei condotti ne causano la dilatazione fino a formare le cisti.

 

Quali sono i sintomi delle cisti mammarie?

 

Le cisti al seno generalmente non causano sintomi. La manifestazione dolorosa si ha quando le cisti aumentano di volume, a volte anche nel giro di poco tempo, diventando più evidenti alla palpazione, a volte fino a raggiungere 5-6 cm o più. Si presentano come piccoli noduli discretamente mobili al tatto o possono dare, se di grandi dimensioni, deformità del normale profilo mammario. Se la parete cistica è molto tesa, e soprattutto nelle cisti di piccole dimensione, la palpazione permette di apprezzare dei piccoli nodulini, simili a piccoli acini, di consistenza aumentata.

 

Come prevenire le cisti mammarie?

 

Non esiste nessuna misura preventiva specifica per ridurre il rischio di formazione di cisti alla mammella. In caso di dolore o fastidio potrebbe essere utile l'uso di reggiseni in grado di assicurare un sostegno idoneo al seno, alleviando le sensazioni dolorose. Farmaci antidolorifici, come il paracetamolo, o farmaci antinfiammatori possono essere prescritti per ridurre la sintomatologia.

 

Diagnosi

 

Il primo esame utile a stabilire la presenza di cisti è l'autopalpazione, attraverso cui la donna può verificare la comparsa di nuove cisti o la loro modificazione e segnalarlo al medico. A seconda dell'esigenza, gli esami per la valutazione delle cisti mammarie sono:

Ecografia, che permette di valutare la natura del nodulo e la presenza di liquido, escludendo così la presenza di gettoni solidi o setti.

Mammografia, esame che mediante l'emissione di una modesta dose di raggi X evidenzia la presenza di noduli sospetti o calcificazioni. In caso di cisti complesse, con formazioni articolate o pareti ispessite, il rischio di patologia neoplastica aumenta ed è consigliato eseguire ulteriori accertamenti più invasivi:

Agoaspirato o agocentesi delle cisti: si tratta di tecniche che consentono di prelevare campioni di tessuto, cellule o liquido eventualmente presente nelle cisti per esaminarne la natura. L'agocentesi permette inoltre, nello stesso tempo, di svuotare le cisti più voluminose. Il siero aspirato dall'interno delle cisti viene valutato dal medico: quando appare trasparente, di colore giallo o verdognolo non è necessario sottoporlo ad indagine citologica. Il siero con tracce di sangue o impurità solide è, invece, sottoposto a esame citologico per individuare eventuali cellule anomale.

Agobiopsia mammaria: in presenza di formazioni solide di più grosse dimensioni con eventuale vascolarizzazione intralesionale accentuata.

 

Trattamento

 

Le cisti mammarie sono generalmente benigne e di norma non è necessario nessun trattamento, né farmacologico né chirurgico. Eventuali trattamenti si rendono necessari quando le cisti assumono un volume tale da causare una pressione dolorosa o fastidiosa sui tessuti del seno oppure tale da nascondere altre formazioni che possono determinare rischi per la salute. In questi caso l'agocentesi permette con un'unica procedura, sotto guida ecografica, di esaminare il contenuto delle cisti e di svuotarle, riducendone il volume. La rimozione chirurgica delle cisti non è quasi mai necessaria, salvo casi eccezionali. Quando si è proceduto in precedenza all'aspirazione di cisti complesse, con esame citologico negativo per tumore, è consigliabile eseguire un monitoraggio ecografico seriato nel tempo.

 

Fonte Humanitas

 

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I Papillomi

I papillomi sono lesioni benigne della mammella che originano dall’epitelio dei dotti mammari, di solito dai dotti lattiferi della porzione centrale della mammella.

 

Tra le lesioni papillari della mammella vi sono: i papillomi solitari e multipli, il papilloma sclerosante, il papilloma atipico, il carcinoma che si origina da un papilloma, il carcinoma capillifero intraduttale ed il carcinoma papillifero invasivo.

 

Esso inizia generalmente con una proliferazione cellulare epiteliale che si proietta verso l’interno del lume del dotto e successivamente forma un’asse di sostegno fibrovascolare con o senza strato di cellule epiteliali.

Esso puo nascere in qualsiasi sede del sistema duttale dal capezzolo fino all’unita’ duttale lobulare terminale.

Localizzazione

 

Puo essere centrale, sott areolare, senza connessione con l’unita’ lobulare terminale (papilloma centrale o solitario) oppure situato in un dotto terminale (papilloma periferico) e generalmente puo essere multifocale.

Il 75% dei papillomi si localizza nella porzione centrale della mammella.

 

Segnali e sintomi

 

Il segnale piu importante che puo provocare un papilloma e’ il flusso dal capezzolo da tenere sempre in seria considerazione in quanto puo essere in alcuni casi associato ad un tumore.

Ha un’importanza clinica maggiore quando e’ spontaneo, persistente, unilaterale, in grande quantita ed ha un aspetto sieroso o sanguinolento.

Nel 50% dei casi la secrezione e’ bilaterale e puo essere causata da alterazioni fisiologiche dovute nella gran parte dei casi all’assunzione di medicinali ( tranquillanti, antidepressivi triciclici, estrogeni ) ed in alcuni casi da alterazioni endocrine ( ipo e iper tiroidismo ) .

Nell’altro 50% dei casi la secrezione e’ patologica ed e’ causata dalla vera e propria alterazione della mammella. Si produce da un unico dotto e raramente e’ bilaterale .

In presenza di un papilloma mammario il flusso dal capezzolo e’ il segnale piu frequente, spesso notato per le macchie lasciate sulla biancheria.

La secrezione puo essere siero-sanguinolenta o francamente sanguinolenta, anche se in alcuni casi puo essere verdastra , lattiginosa o purulenta.

 

Diagnosi

 

Molto importante per una corretta diagnosi di un papilloma e’ raccogliere una minuziosa e dettagliata storia clinica della comparsa delle secrezioni associata o meno a terapie che la donna effettua.

Per la sua facilita di esecuzione la citologia della secrezione rappresenta un primo esame da effettuare .

Vengono eseguiti strisci con campioni del flusso del capezzolo su dei vetrini che il patologo preparera con delle colorazioni particolari per valutare gruppi cellulari relativi ad eventuali papillomi.

 

Mammografia

 

Generalmente i papillomi non sono visualizzati nella mammografia a causa delle loro piccole dimensioni, per la mancanza di micro calcificazioni e per la localizzazione intraduttale.

In alcuni casi possono apparire come piccole modularita circoscritte arrotondate o ovalate in sede retro areolare con dimensioni che possono andare da pochi millimetri a 2/3 centimetri contenenti talvolta delle micro calcificazioni.

Solo una piccola parte dei papillomi sclerosanti puo calcificare (raro) .

Le calcificazioni puntiformi che costituiscono un gruppo compatto ed arrotondato possono formare una presentazione tipica che caratterizza il tumore papillare.

 

Duttografia (galattografia)

 

Rappresenta il mezzo diagnostico migliore nei casi di secrezione dal capezzolo.

Il procedimento puo durare anche 30 minuti , talvolta doloroso, a causa del catetere da inserire nel dotto per l’iniezione del mezzo di contrasto.

Dopo aver inserito il mezzo di contrasto vengono effettuate delle radiografie per l’esatta visualizzazione e localizzazione della lesione.

Tramite questo esame , dalle ultime statistiche, si puo dire che in circa l’80% delle procedure si sono individuati i papillomi.

 

Ecografia

 

L’ecografia costituisce un importante mezzo strumentale in grado di evidenziare in processo espansivo con scarsa ecogenicita situato all’interno del contenuto cistico , libero da eco .

 

Risonanza magnetica

 

E’ un metodo diagnostico ancora in fase di valutazione che comunque presenta dei risultati iniziali promettenti in grado di evidenziare la presenza di un eventuale tumore maligno associato al papilloma.

 

Trattamento

 

L'asportazione chirurgica precedute da galattografia che comprende la lesione ed il dotto coinvolto in tutta la sua estensione,insieme ad un buon margine del tessuto adiacente ( 1 cm) e' il trattamento di elezione .

 

Fonte Senologia

 

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Tumore filloide

Il tumore filloide è una patologia del seno che consiste nella comparsa di una formazione nodulare dai contorni netti all’interno della mammella. Il nodulo assume l’aspetto di una foglia, da qui il nome filloide (dal greco “foglia”) con una superficie liscia: spesso per la sua morfologia si confonde con un fibroadenoma. A differenza di quest’ultimo però il tumore filloide tende ad aumentare di dimensioni in modo molto più rapido fino a cambiare l’aspetto della mammella che diventa irregolare e a volte segnata da reticoli venosi visibili sulla pelle.

Origine

 

La maggior parte dei tumori filloidi sono neoplasie di tipo benigno, ma ne esistono anche forme maligne e intermedie che possono rappresentare un fattore di rischio per il tumore del seno. I tumori filloidi possono insorgere ex novo o derivare da un fibroadenoma preesistente. I fattori scatenanti possono essere: allattamento, gravidanza, traumi, aumento dell’attività estrogenica. tumori sono causati da alterazioni che si sviluppano nel tessuto connettivo del seno, chiamato stroma. Lo stroma comprende il tessuto grasso e i tessuti connettivi che circondano i dotti, i lobuli, i vasi sanguigni e i vasi linfatici nel seno. I tumori filloidi se degenerano possono invadere anche le cellule dei dotti e dei lobuli.

Come si manifesta

 

Il tumore filloide si manifesta in tutti i casi con un nodulo al seno che si può sentire al tatto. Il nodulo cresce rapidamente fino ad arrivare a una dimensione di almeno 2-3 cm. Di solito non provoca dolore, ma se non si cura può crescere fino a generare una sporgenza sotto pelle e visibile anche all’esterno. Negli stadi più avanzati, un tumore filloide può causare un’ulcera o può determinare una ferita sulla pelle del seno.

Come si accerta

 

Per la diagnosi strumentale ci si avvale dell’ecografia e della mammografia. Anche se spesso le immagini possono sovrapporsi a quelle di un comune fibroadenoma, il tumore filloide se ne differenzia per le aumentate dimensioni. Per eseguire una diagnosi certa si effettua l’esame con agoaspirato utile anche a dare un’eventuale indicazione chirurgica per il trattamento del tumore filloide.

 

Fonte GVMNET

 

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Cos'è l'adenosi sclerosante?

L'adenosi sclerosante è un'alterazione benigna del tessuto della mammella caratterizzato dalla presenza di piccoli noduli, visibili in genere solo mediante ecografia o mammografia. In genere, si sviluppa con maggiore frequenza nelle donne giovani, con picchi attorno ai 30 anni di età. Radiologicamete è visibile come una opacità all'interno del tessuto mammario o una distorsione del parenchima.

 

Cos'è l'adenosi mammaria?

 

L'adenosi mammaria è una lesione benigna della mammella, meno frequente rispetto alla cisti al seno o al fibroadenoma. È caratterizzata dall'incremento in volume di alcuni lobuli con conseguente aumento numerico degli acini. Questa crescita provoca la formazione di una sorta di placca indurita percepibile alla palpazione.

 

Che differenza c'è tra adenoma al seno e adenosi (tra fibroadenoma e adenosi)?

 

L'adenoma al seno (fibroadenoma) è una formazione benigna della mammella, che si sviluppa tipicamente nelle donne di età compresa tra i 15 e i 30 anni. Diversamemte dall'adenosi, percepibile come una “placca”, alla palpazione l'adenoma al seno è simile a una biglia mobile sotto la cute. Esistono due tipologie di adenoma fibroadenoma al seno:

 

Fibroadenoma e fibroadenoma fibroadenoma fillode

 

Il fibroadeoma è un tumore benigno che non degenera mai: massa liscia, mobile che sfugge fra le dita. La diagnosi è clinica e basta una ecografia per le misure in atto. Non vi è indicazione chirurgica salvo quando le dimensioni superano i 2,5 o 3 cm per poterlo asportare in maniera estetica con incisione periareolare

Il fribroadenoma fillode nel tempo può evolvere in tumore al seno. Alla palpazione può assomigliare al fibroadenoma ma presenta una crescita veloce e non è perfettamente liscio come il fibroadenoma semplice. Se esegue una ecografia e se si pensa ad un fillode si esegue la asportazione con tessuto sano circostante. La citologia difficilmente fa diagnosi.

 

Come si effettua la diagnosi di adenosi mammaria?

 

La diagnosi di adenosi mammaria può essere effettuata solo mediante esame radiografico. Per una diagnosi corretta dell'adenoma al seno e della sua tipologia a volte è invece consigliabile una biopsia o un ago aspirato.

 

L'adenosi mammaria aumenta il rischio di tumore al seno?

 

Nessuno studio è stato in grado di stabilire con certezza una correlazione tra l'adenosi mammaria (o altre formazioni benigne) con un aumento del rischio di carcinoma mammario.

 

Fonte Pazienti.it

 

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Mastopatia fibrocistica

La mastopatia fibrocistica è una displasia (ossia uno sviluppo anomalo) mammaria benigna molto diffusa nelle donne, specialmente in un età compresa fra i 30-50 anni, e la sua origine è legata alla diversa produzione di ormoni nelle varie fasi del ciclo. Si presuppone che esista anche una certa predisposizione congenita della ghiandola, destinata a manifestarsi nel periodo fertile, cioè dalla pubertà alla menopausa.

 

I sintomi più caratteristici sono:

  • mammelle dolenti alla pressione
  • senso di gonfiore e di tensione al seno che aumenta prima dell'arrivo delle mestruazioni e tende a scomparire alla fine del ciclo.

 

 

Alla palpazione si rilevano come dei granuli di varia dimensione ricoperti da una cute scorrevole. La mastopatia fibrocistica non è una malattia (per cui è inesatto dire "soffro di mastopatia fibrocistica", frase di cui spesso si abusa), ma solo una fase dell'evoluzione del tessuto ghiandolare mammario e quindi la visita periodica di prevenzione non si fa per "controllare la mastopatia fibrocistica" ma per controllare il seno.

 

Comunque la mastopatia non deve essere trascurata. Non esiste una terapia efficace; è invece utile mantenere un atteggiamento di costante sorveglianza attraverso l'autopalpazione, la visita medica periodica e la mammografia, in quanto il quadro clinico della mastopatia rende meno facile la diagnosi per il riconoscimento di eventuali malattie maligne.

 

Fonte Angelini

 

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Mastite

Con il termine "mastite" si fa riferimento a un processo infiammatorio che interessa la ghiandola mammaria. Esistono varie forme di mastite, divise in acute e croniche. Tra le mastiti acute la più nota - e più frequente - è la mastite puerperale - quella, cioè, che insorge durante l'allattamento al seno. Le mastiti acute possono insorgere anche per motivazioni indipendenti dall'allattamento: si parla in questo caso di mastiti acute non puerperali. Esistono poi diversi tipi di mastiti croniche dovute a svariati fattori e, infine, mastiti dovute a un eccesso transitorio di estrogeni: la mastite dei neonati e la mastite della pubertà.

 

Che cos'è la mastite?

 

Comunemente però, quando si parla di "mastite", si fa riferimento alla mastite acuta puerperale: cioè, connessa all'allattamento al seno. Questo tipo di mastite nella maggior parte dei casi si verifica entro i primi tre mesi di allattamento, ma può insorgere anche più tardivamente. Tende a essere monolaterale interessando una mammella per volta.

 

Quali sono le cause della mastite?

 

La causa della mastite nelle donne che allattano è generalmente legata alla penetrazione dei batteri nella ghiandola mammaria, che può essere favorita:

  • dalla presenza di lesioni sul capezzolo, che favoriscono l'ingresso ai batteri presenti sulla superficie della pelle e nella bocca del bambino;
  • dalla dilatazione dei dotti galattofori che si verifica durante l'allattamento;
  • dalla presenza del cosiddetto "ingorgo mammario": quando la mammella non riesce completamente a svuotarsi i dotti galattofori possono ostruirsi provocando il ristagno di latte, che è un ottimo terreno di crescita per i batteri;
  • dalla scarsa igiene locale.

 

Quali sono i sintomi della mastite?

 

I sintomi associati alla mastite possono comparire improvvisamente e includere:

  • turgore e rossore della mammella;
  • dolore e/o sensazione di calore al tatto;
  • sensazione di malessere generale assimilabile alle sindromi influenzali;
  • dolore e/o sensazione di bruciore continuo durante l'allattamento;
  • febbre intorno a 38° C (ma può essere anche più alta).
  •  

Come si può prevenire la mastite?

Per prevenire l'insorgenza della mastite è bene:

  • che il bambino si attacchi correttamente al seno durante l'allattamento;
  • che la mammella venga svuotata completamente prima di offrire l'altra;
  • che le mammelle vengano alternate a ogni poppata.

 

Diagnosi

Attraverso una visita il medico è in grado, tenendo conto della sintomatologia riferita dalla paziente, della presenza della febbre, del turgore e del rossore della pelle, di diagnosticare la mastite.

 

Trattamenti

Il trattamento della mastite può prevedere:

l'assunzione di antibiotici in grado di debellare la carica batterica all'origine della mastite;

l'eventuale assunzione di anti-infiammatori, come paracetamolo o ibuprofene.

 

La presenza di mastite non implica la cessazione dell'allattamento. La guarigione della mastite è inoltre favorita dal riposo e dall'applicazione di impacchi caldi (prima di allattare) e freddi (dopo aver allattato).

In caso di formazione di ascesso può essere necessario intervenire con l'incisione chirurgica.

 

Fonte Humanitas

 

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La ginecomastia

Il termine ginecomastia indica l'anomalo sviluppo delle dimensioni delle mammelle nell'uomo. Il conseguente rigonfiamento del torace dona al petto un aspetto tipicamente femminile.

Questa similitudine crea nella maggior parte dei casi ripercussioni psicologiche importanti. Generalmente, la difficile convivenza con tale patologia si traduce in disturbi della sfera sociale e sessuale. Il problema è talmente sentito che il numero di maschi che si è sottoposto ad intervento chirurgico negli ultimi anni è notevolmente aumentato.

 

Sintomi

 

La ginecomastia può essere monolaterale o bilaterale, si manifesta inizialmente con un aumento della sensibilità e con la comparsa di protuberanze dolorose sotto la zona del capezzolo. In un secondo momento si assiste ad un ulteriore rigonfiamento associato alla deposizione di tessuto adiposo e all'aumento del tessuto ghiandolare.

 

Cause

 

Le cause che portano all'insorgenza della ginecomastia sono numerose, tra le principali ricordiamo quelle di natura genetica, ormonale, farmacologica e quelle dipendenti da altre patologie.

Farmaci come gli steroidi anabolizzanti, i farmaci impiegati nel trattamento dell'HIV, i farmaci anti-androgeni o i farmaci antidepressivi sono solo alcuni esempi dei medicinali che possono favorire la comparsa del disturbo.

Allo stesso modo, condizioni patologiche come l'ipogonadismo o alcuni tipi di tumore possono causare squilibri ormonali che portano allo sviluppo della ginecomastia.

Alla luce di quanto finora detto, appare quindi chiaro come la principale causa della comparsa di questa condizione sia da ricercarsi nell'alterazione dell'equilibrio ormonale. In particolare viene a crearsi uno squilibrio nel metabolismo di testosterone ed estrogeni a favore di questi ultimi. L'aumento degli estrogeni e/o della sensibilità del corpo nei loro confronti può verificarsi per:

  • Eccesso di testosterone: si verifica naturalmente in età puberale (ginecomastia puberale), oppure "artificialmente" in seguito all'assunzione di steroidi anabolizzanti. Il corpo cerca di proteggersi dall'eccesso di androgeni convertendone una quota in estrogeni, ormoni tipicamente femminili, responsabili tra l'altro dello sviluppo mammario.
  • Eccesso di estrogeni: si verifica naturalmente (predisposizione genetica) o a causa di sostanze promotrici, come farmaci, pesticidi ed altri agenti inquinanti.

 

Classificazione

 

In base alla sua origine la ginecomastia viene classificata come:

Ginecomastia puberale: è un processo fisiologico che avviene in età puberale (12-17 anni) quando l'intensa produzione ormonale causa un eccessivo sviluppo delle ghiandole mammarie. Tale fenomeno regredisce generalmente nel giro di un paio d'anni.

Ginecomastia congenita: la causa primaria è data dall'alterato equilibrio ormonale che può avere connotazione familiare (ereditarietà).

Ginecomastia indotta: in questi casi le cause vanno ricercate nell'assunzione di determinati farmaci in grado di compromettere la naturale funzione ormonale.

A seconda dei tratti distintivi la ginecomastia, può essere classificata in:

Ginecomastia vera: l'aumento di volume delle mammelle è causato dall'aumento della componente ghiandolare.

Ginecomastia falsa (o pseudo-ginecomastia): l'aumento di volume delle mammelle è causato dall'aumento del tessuto adiposo nella zona mammaria.

Ginecomastia mista: l'aumento di volume delle mammelle è causato dall'interazione dei due fattori sopra descritti.

Oggi la ginecomastia è un fenomeno piuttosto diffuso, specialmente se si considera anche la cosiddetta "ginecomastia falsa". L'aumento significativo dei casi riscontrati nell'ultimo decennio presuppone che in futuro si assisterà ad un ulteriore diffusione del problema (soprattutto nei Paesi industrializzati).

 

Diagnosi

 

La diagnosi viene fatta attraverso la semplice palpazione; in ogni caso con una ecografia del petto si è in grado di dirimere ogni dubbio sulla falsa origine del rigonfiamento mammario (ginecomastia falsa).

 

Trattamento

 

Il trattamento della ginecomastia può variare in funzione di diversi fattori, quali la causa scatenante, il tipo di ginecomastia che ha colpito il paziente (vera, falsa, mista) e il grado di severità con cui il disturbo si presenta.

Fortunatamente, nel caso della ginecomastia puberale, in molte situazioni non si rende necessario alcun tipo di trattamento, poiché il disturbo tende a regredire spontaneamente.

Negli altri casi di ginecomastia, invece, potrebbe essere necessario intervenire con terapie farmacologiche e/o interventi chirurgici.

Naturalmente, nel caso in cui la ginecomastia sia provocata da patologie di base, il trattamento primario dovrà essere indirizzato nei confronti della malattia scatenante.

 

Trattamento farmacologico

 

Purtroppo, le terapie farmacologiche attualmente disponibili per il trattamento della ginecomastia non dipendente da altre patologie sono pochi.

Il principale trattamento farmacologico della ginecomastia, infatti, prevede la sola somministrazione di farmaci ad attività anti-estrogenica, come il tamoxifene e l'anastrozolo.

 

Cenni sul trattamento chirurgico

 

In caso di "ginecomastia vera" la regressione della malattia può avvenire solamente in età puberale, superato questo periodo le possibilità di regressione spontanea sono molto ridotte. Questo tipo di patologia necessita l'intervento chirurgico.

Al contrario se la ginecomastia è dovuta al solo grasso localizzato ed al rilassamento muscolare le probabilità di guarigione sono più elevate. Non è sempre necessario l'intervento chirurgico, poiché la patologia può essere semplicemente curata con un programma alimentare finalizzato alla riduzione del grasso corporeo e alla tonificazione muscolare.

Le strategie di intervento chirurgico si diversificano in base alla natura del problema.

Se per l'eccesso di tessuto adiposo è in genere sufficiente eseguire una "semplice" liposuzione in anestesia locale, per l'eccesso di tessuto ghiandolare occorre eseguire l'asportazione chirurgica della ghiandola mammaria.

In quest'ultimo caso l'intervento dura circa un'ora e si effettua in day-hospital. Viene eseguita una piccola incisura nella metà inferiore dell'areola per consentire l'asportazione del tessuto ghiandolare. Dopo pochi giorni il paziente può riprendere le normali attività quotidiane.

 

 

Fonte Mypersonaltrainer

 

 

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Una diagnosi precoce e cure adeguate e personalizzate consentono nella maggior parte dei casi il ritorno ad una vita normale.

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Dott. Della Corte

CHIRURGO ONCOPLASTICO

 

La patologia mammaria è un campo di studio specialistico.

Affidarsi ad un professionista dedicato è la strada più appropriata da intraprendere.

Una diagnosi precoce associata a cure adeguate permettono nella maggior parte dei casi il ritorno ad una vita normale. Richiedi una consulenza.

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